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Quebec City

Quando sento o leggo un nome di città con scritto "city" alla fine, mi fa sempre pensare a un film western.

Del tipo: Si sentiva solo il rumore degli zoccoli del cavallo in quella fredda notte. C'era da stare sotto una bella coperta e davanti al camino a sorseggiare un buon whiskey, ma quella non era una notte qualsiasi. Quella era la notte della resa dei conti tra James e Birdy. Tutto era organizzato per accogliere quel bastardo di James sotto una pioggia di proiettili proprio all'ingresso di Quebec City. Ma su quel cavallo non c'era nessuno...


Ecco, una cosa del genere. Io non ci sono arrivato a cavallo però, ma su un piccolo camioncino sparato a palla sull'autostrada e con altri 3 sconosciuti. Ogni volta che il conducente si avvicinava come un matto alla macchina di fronte senza frenare, mi veniva un colpo. Quindi come una persona normale farebbe, mi sono addormentato chiedendo a Dio di farmi morire direttamente e senza svegliarmi. Grazie.


Ma Dio, o il conducente, ha deciso di farmi arrivare a destinazione e salutando e mettendo 5 stelle sul sito della compagnia del camioncino (fifone) me ne sono andato a giro per la città. Erano le 9 del mattino e potevo solo fare il check-in alle 4 del pomeriggio, quindi avevo tanto tempo per girare.

Ora io non sto a raccontarvi la storia della città, per quella vi consiglio un buon Lonely Planet e vi garantisco che lo fa molto meglio di me. Preferisco raccontarvi un pò quello che ho vissuto li. Del tipo quanto cavolo ho camminato e fatto scale e salito rampe, perché Samuel de Champlain, francesino, ha deciso di fondare la città nel 1608 (giovincella la città) su un monte un poco più all'interno della foce del fiume Saint-Laurent. Perché Quebec in algonquin (vecchia lingua dei nativi di li) significa "passaggio stretto", ed era una postazione perfetta per difendere il territorio e per fare arrivare le navi con la merce. Mica scemo Samuel, eh.

Vabbé, piccola parte storica per spiegare quanto ho faticato. Ora basta però.

Da notare comunque la vista mozzafiato dalla cima del monte accanto al castello (bellissimo d'altronde). Ne valeva la pena.





Dopo aver girato e fatto foto come un degno turista, sono andato a portare lo zaino in ostello. Mi hanno dato il pass della camera e quando sono entrato ho visto che il letto sopra il mio era libero e che quindi, come primo ostello del mio lungo viaggio, questa cosa mi rilassava un pò.

Alle 5 di nuovo fuori e lì altro giro, poi col mio grande fiuto da Indiano d'America ho capito che sarebbe venuto giù il diluvio universale entro poco e anticipando tutti i turisti scemi mi sono infilato in un bar del posto, ordinato una bella birra e seduto al bancone.


Dopo neanche 5 minuti un tizio accanto a me mi parla in inglese (si, lo faccio notare perché qui a Quebec si parla francese principalmente) e mi fa cin-cin col suo doppio whiskey e per la mia delusione non é James ne Birdy del mio fantastico Western di prima.

Neanche due parole scambiate e capisco che é italiano, ma faccio finta di nulla perché amo parlare in inglese. Il tizio allora mi racconta la sua vita a 5000 all'ora, facendomi venire un pò di mal di testa, e mostrandomi quanto fosse fiero di aver comprato un anello di fidanzamento alla sua ragazza.

Io lo osservo e gli dico bravo e lui continua a spostare l'anello a destra e a sinistra sul bancone come se stesse giocando una partita di Dama con qualche suo fantasma. Ed io a dirgli di calmarsi e di metterselo in tasca perché facendo cosi rischia di perderlo. Ma tanto è talmente eccitato che mi dice: si, vero hai ragione. Per poi ricominciare a parlare di tutt'altro e rispostare l'anello.

Altra importante informazione che penso qualsiasi tipo di persona sana noterebbe: era chiaramente fatto di cocaina. Era cosi chiaro che lui sapeva che tutti lo sapevano.

Quindi altra cosa che mi ripeteva, e che tutti i tossici dicono in quel caso: a breve smetto.

Si si.

Quindi immaginate la scena: lui é in piedi vicino a me, parla senza prendere fiato, si tocca i capelli, le tasche, sposta il suo bicchiere e poi gioca a Dama con l'anello, mi parla di quanto é bello avere una fidanzata ma anche quanto vorrebbe farsele tutte li nel bar, di quanto i suoi genitori non capiscono nulla e lui di quante righe di coca si fa al giorno, per poi pentirsene e dire che vuole smettere per l'amore della sua ragazza. Ed io in tutto questo: fermo, con le due mani attaccate alla mia birra a cercare di respirare per entrambi e piazzare ogni tanto un inizio di frase a caso.

L'unica mia gioia, quando il diluvio universale è arrivato e mi sono detto di quanto ero stato bravo ad anticiparlo. Bravo Jacopo. Sorrisino.

Poi per miracolo la sua ragazza lo chiama. Io respiro, la pioggia smette, forse Mosè da qualche parte che ha avuto pietà di me e ha aperto un vargo, saluto Giuseppe e scappo. Faccio un altro giro veloce e poi torno all'ostello e decido di andare a bere tranquillamente qualcosa nella sala bar.

Respiro. Ah bene.

Allora, diciamoci una cosa, ho 38 anni, ok? E il 99 % di chi alloggia neglio ostelli non va oltre i 25 anni, quindi sono il vecchietto di turno. Bestemmia.

Fatto sta scendo al bar e faccio due chiacchere con i ragazzi li seduti al bancone ed ecco un'altra cosa assurda. Una tizia che era li insieme al fratello, fa l'insegnante in un paesino piccolo piccolo in mezzo alle montagne austriache e per spiegare la prima guerra mondiale mostra sempre una serie tv ai bambini. Beh quella serie tv é "I Diari del 14-18" dove ci recito io. Quindi ogni anno, 30 mocciosi austriaci mi vedono fare il matto in un ospedale psichiatrico della prima guerra mondiale con tanto di camicia di forza. É una gran figata.


Salto i dettagli, ma dopo due o tre birre mi son ritrovato a vedere dei Canadesi ubriachi cantare Edith Piaf e Celine Dion a squarciagola in un karaoke della città. E da bravo vecchietto del gruppo son stato il primo a tornare all'ostello.


Allora, chi ha esperienza negli ostelli, sicuramente mi darà del pivello, ma per chi non ne ha sicuramente mi capisce.

Quando torni la sera tardi e tutti nella camerata stanno dormendo, come ti comporti? Cioé so che devi fare piano per non svegliare, ma una volta che sei entrato, sbattuto un po a destra e a sinistra, aperto il tuo armadietto, che ti sei cambiato velocemente ma in gran silenzio, ci vai a lavarti i denti o no? Cioé, la rifai tutta quella sudata o te ne vai sotto le coperte subito?

Perché io non ho osato.

E qui Dio mi avrà punito per non esserci andato perché la mattina dopo, alle 7 o 8, ben rintronato dalla sera prima, sento del rumore vicinissimo a me... con grande difficoltà apro un occhio e mi vedo un ragazzo, in piena forma, stendere un tappetino direzione Mecca, farmi un'alzata di pollice e iniziare a pregare. Mah, dico io, ce ne saranno di posti in tutto l'ostello dove puoi stare tranquillo a pregare senza essere disturbato? No? Devi farlo li? Proprio lí? Con tutti che dormono?

Ho provato a rigirarmi ma avere uno sconosciuto a letteralmente 20 centimetri da me non é tanto comodo. Comunque ero veramente stanco e chiudendo un occhio si e l'altro no mi sono alzato alla fine in tempo per andare a fare colazione, prepararmi per liberare la camera e andare a fare un Tour della città con la super guida Claude.

Vi passo tutte le cose storiche che ci ha raccontato ma é stata una bella esperienza e mi ha permesso di fare due chiacchere con alcuni ragazzi in vacanza come me.


Una cosa la posso dire però sulla guida Claude, si era fissato con i tetti della parte vecchia della città, ogni due per tre ce ne faceva vedere uno dicendo che era tipico di li e che se qualcuno lo voleva ristrutturare, lo doveva rifare esattamente cosi e spendendo una quantità immensa di soldi. Spero di non dover mai rifare un tetto in quel modo, grazie Claude.







<-- Casa piu vecchia di Quebec City (1677) e il suo fatidico tetto.










Poi a fine pomeriggio ho ripreso il camioncino con lo stesso conducente, quindi toccata di palle e poi via per Montreal. Altre 5 stelle per lui.









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